cinema y fascismo,( italiano)
Hollywood in camicia nera
(Silvia Tomasi)
Al di là della «genuflessioncella d'uso» al regime, il cinema italiano fra anni Trenta e primi anni Quaranta si articola in due filoni: l'uno storico-mitico, teso a rinfocolare l'orgoglio patrio, l'altro incline alla commedia, trasfigurazione edulcorata della vita reale.
Preadappio è sicuramente una città «a forte pulsazione immaginifica». Basta l'evocazione di questo nome e subito si scatena una memoria emotiva, storica, nostalgica o di rivalsa verso il fascismo. Romagna, «terra del Duce», si diceva durante il Ventennio. Ma oggi, in questo paese di collina a una dozzina di chilometri da Forlì, retto da una giunta di sinistra, il vecchio slogan assume un nuovo significato. Un'eredità così ingombrante non è certo facile da gestire per una città, ma Predappio ha fatto proprio del periodo fascista il suo punto di forza e il centro della propria riflessione e rielaborazione per tutta la memoria nazionale. Ne è nato un intenso programma di iniziative fra cui il progetto biennale di Predappio in luce, dove studiosi e storici si affrontano per chiarire quanto fosse stretto l'abbraccio del fascismo al cinema, attraverso la proiezione degli stessi film d'epoca e la mostra sui manifesti cinematografici di epoca fascista.
FASCINO DEL CONSENSO Il Duce conosceva il fascino e la capacità di consenso che il cinema poteva creare, tanto che la scritta «La cinematografia è l'arma più forte» campeggia alle spalle di Benito Mussolini e di Louis Lumière, all'inaugurazione di Cinecittà. Ma è davvero esistito un cinema di regime nel Ventennio, o solo poche delle pellicole nate nei nuovi studi cinematografici voluti proprio da Mussolini, quelli di Cinecittà o dall'Istituto Luce, furono totalmente allineate al fascismo?
NELLA CASA NATALE DEL DUCE Trovare una risposta a questa domanda è quello che si propone la mostra Cinema Italiano - Manifesti tra arte e propaganda 1920-1945, visibile fino al 6 gennaio nella casa natale di Benito Mussolini ( il catalogo è di XX Secolo, per informazioni www.comune.predappio.fo.it). La rassegna, curata da Maurizio Scudiero e Massimo Cirulli, testimonia il sogno hollywoodiano dell'Italia in camicia nera attraverso una sessantina di reperti provenienti dal «Massimo and Sonia Cirulli Archive»di New York.
MINISTRO DELLE CORPORAZIONI All'inizio il regime aveva sottovalutato l'impatto del cinema sulle masse, ma già nel 1931 il ministro delle Corporazioni Bottai vara la legge di sostegno all'industria cinematografica, che diventa anche una forma di controllo. In realtà, come scrive Maurizio Scudiero in catalogo, le «pellicole di chiara ispirazione ideologica al regime si contano poi in poche decine che, oltretutto, si connotano per la scarsa qualità o della sceneggiatura o della regia».
QUASI RIDICOLO Valga l'esempio di Camicia nera (1932) di Giovacchino Forzano, che nell'apologia sfiora il ridicolo. Ma, al di là della «genuflessioncella d'uso» al regime, il cinema italiano fra anni Trenta e primi anni Quaranta si articola sostanzialmente in due filoni: l'uno storico-mitico, teso a rinfocolare l'orgoglio patrio, l'altro decisamente incline alla commedia, trasfigurazione edulcorata della vita reale.
RICCO CAMPIONARIO I manifesti in mostra ne offrono un ricco campionario: dai film di Alessandro Blasetti come Un'avventura di Salvator Rosa (1940) con Gino Cervi e La corona di ferro (1941) , un vero kolossal per l'epoca, ai Promessi sposi di Mario Camerini, dalla Gorgona con il «bello» Rossano Brazzi al Conte di Montecristo con il grande attore di teatro Ermete Zacconi. Ma sono anche gli anni del cosiddetto cinema»dei telefoni bianchi»: le deliziose commedie comiche o sentimentali, da Batticuore di Camerini a Ore 9: lezione di chimica di Mario Mattoli, futuro regista di tanti film di Totò; da A che servono questi quattrini con Eduardo e Peppino De Filippo (regia di Esodo Pratelli), a Addio giovinezza di Francesco Maria Poggioli.
NASCE IL DIVISMO Nasce il fenomeno del divismo. Le attrici più celebrate vanno dalla popolarissima Assia Noris ad Alida Valli, da Clara Calamai, il primo seno nudo del nostro cinema, a Luisa Ferida, che assieme al suo compagno, l'attore Osvaldo Valenti, verrà fucilata per la sua adesione al fascismo di Salò. Rivederle in posa, trasfigurate magari dall'enfasi della passione, nei disegni dei cartelloni in mostra, accanto ad attor giovani come Rossano Brazzi o Massimo Girotti, o lo stesso Valenti, costituisce uno straordinario tuffo nell'immaginario popolare dell'epoca.
ICONA MASCHILE L'icona maschile di maggior spicco in quegli anni è probabilmente Amedeo Nazzari, un sardo di alta statura e dalla bella testa ricciuta: protagonista di drammoni strappalacrime, ma anche di quel Luciano Serra pilota. regia di Goffredo Alessandrini, che nel '38 vinse la «Coppa d'oro Mussolini «: in mostra è presente il manifesto pubblicitario firmato da Sandro Biazzi, uno dei tanti nomi della cartellonistica cinematografica, artigianato artistico spesso anonimo al quale la rassegna predappiese rende omaggio.
ARRIVANO ROSSELLINI E DE SICA Negli anni della guerra, oltre agli inevitabili film di propaganda, affiorano i nuovi talenti registici, da Luchino Visconti a Roberto Rossellini a Vittorio De Sica. Ma qui comincia un'altra storia: quel neorealismo italiano che presto manderà in soffitta il cinema del Ventennio.
Panorama, set. 2005.
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Por enviado por rui mendes - 16 de Noviembre, 2005, 15:00, Categoría: lecturas
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